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Max Bollag, “Realtà nel suo essere più profondo”, dal catalogo Carte & Cartoni, 1996

“Un giorno, era la fine degli anni Sessanta, entrarono nella mia galleria di Zurigo due giovani che si soffermarono ad osservare una tela di El Greco. Il modo di guardare l’opera mi fece capire che non erano potenziali clienti, ma conoscitori di arte. Mi avvicinai, mi presentai e scoprii che si trottava dei pittore Sebaste e di sua moglie. Chiesi allora a Sebaste se avesse qualche lavoro da formi vedere. Mi mostrò, quindi, delle tempere e dei disegni interessanti, che evidenziavano un gioco sapiente di colori e di segni, che si ripiegavano in morbide volute oppure s’irrigidivano o si spezzavano come per un improvviso urto. E così, da quell’incontro occasionale, scaturì amicizia e collaborazione con la mia galleria.
In tutti questi anni ho visto lievitare, in un continuo fermento vivificatore di forme e di contenuti, il mondo delle sostanze sovrasensibili e sensibili che, pur in tensione, non si contrapponevano dualisticamente, ma trovavano una precisa collocazione in quella visione sistematica della totalità del reale. Le tele evidenziavano l’esplosione di una fantasia calda e sensuale, realizzate con colori accesi e contrastanti, con una materia spessa e raggrumata nell’incontro di dinamiche pennellate, di composizioni articolate in ritmi slanciati e mossi; erano l’animazione di forme e di segni tormentati, allusivi alla segreta vita organica della natura.
L'artista Sebaste ha sempre sentito l'esigenza di comporre le sue forme con assoluta libertà, indipendentemente da tutto ciò che era stato fatto in passato, con pennellate ora sciolte e violente, ora dolci e armoniose recanti, però, sempre nel segno una vibrata irruenza che si piega e urta come per una nascosta tensione.
Oggi Sebaste usa vari materiali: cartoni, corta combusta, colle, vernici, colori e con le sue composizioni esce dallo spazio chiuso delle figure geometriche, che per secoli hanno imprigionato le forme della realtà e il loro movimento, per elaborare la vibrazione della luce, il tremito delle fronde o delle messi al vento, l’iridiscenza delle cascate, le onde dei mari, i confusi ed inutili itinerari delle città tecnologiche.
Nell'ultima ricerca il Subaste vuole che la materia: cartone o corta compressa, rimanga materia, ma l’assieme dei pezzi, elaborato con competente professionalità, sia un’opera d’arte, una realtà nel suo essere più profondo, generato come la pianta dal seme o l’uccello dall'uovo.
Le recenti opere sono apparentemente stravaganti, ma sono certamente permeate da una disciplina interiore e da un impegno severo, morale, forse prima ancora che estetico”.