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Ilderosa Laudisa, dal catalogo "Dilatazioni delle potenzialità”, 1995

“(…) Il momento chiave per la comprensione delle origini di questa "stagione" dell'inquieta pittura di Sebaste si può rintracciare fra il '91 e il '92, periodo in cui realizza quattro grandi tele. In esse si confrontano, si combinano e si contrappongono le disparate esperienze espressive e tecniche vissute in circa quarant'anni di attività. Non si tratta di un razionale e preordinato progetto, quanto di un istintivo dettato temperamentale. Un automatismo che permette autenticità e nuova vita a forme e segni.
Non si tratta di autocitazioni quanto piuttosto di concretizzazioni di un complesso di immagini e di emozioni che, ormai profondamente interiorizzate, ma sempre vive ed attuali, riaffiorano dalla memoria e rivendicano un proprio spazio. Ricompaiono un po' tutti i segni, le immagini ed i colori a partire da quelli scaturiti dall’impegno sociale della Nuova Figurazione e via via attraverso le esperienze informali, primitive fino al neoespressionismo materico. Della sua giovanile maniera "nera" caratterizzata da una profonda amarezza per la condizione umana, ad esempio, rimangono echi nei terrosi colori dei corpi cupi e vischiosi, la cui plastica massa sembra sfaldarsi nell'attrito provocato dal turbinio del movimento.
Le tele che espone in questa mostra per la loro compiutezza non possono essere intese come frammenti delle grandi tele da cui, comunque, traggono le proprie origini; sono piuttosto la risultante di quell’impegno. Pur legandosi l'una all'altra in un continuo alternarsi di rimandi e contrappunti per una sorta di continuità dialettica, conservano una propria identità ed autonomia. In tutte domina un'atmosfera di visionarietà allusiva, in cui i nuclei di colori e di forme si contrappongono o dialogano continuamente in bilico fra tensioni angosciose di matrice onirica e la vitalità reattiva. Il dinamismo, che si registra nei suoi lavori, è dunque una condizione imprescindibile dell’esistenza della forma, che si dà come manifestazione e risultante di queste forze. Il campo è perciò come attraversato da frammenti organici che, quasi come meteore schizzate da un'esplosione, scatenano forze e spinte multidirezionali.
Il dipinto è quasi sempre sede di un drammatico conflitto fra i toni gravi e quelli acri ed alti dei colori, che accendono spumeggianti ed acute dissonanze. Sono colori dati a larghe pennellate, a corpo o impastati con altre materie, che hanno una consistenza tattile e creano fermenti, sussulti ed impennate. Un vitale contrasto fra una materia che imprigiona la luce e la ribelle risposta del colore-luce, sparato in un spazio spesso senza confini e senza orizzonti. Una graffiante metafora dell’eterna battaglia per l’affermazione della vita sulla morte”.